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Iperdonzia: perché alcune persone sviluppano denti in più

Artistic illustration of hyperdontia showing supernumerary teeth growing as if they were crystals

Indice

L’iperdonzia è una condizione dentale in cui una persona sviluppa uno o più denti oltre il numero previsto. La maggior parte degli adulti ha 32 denti permanenti; chi soffre di iperdonzia ne forma altri, chiamati denti soprannumerari. Questi denti in più possono comparire in qualsiasi punto della bocca, spuntare normalmente o restare nascosti sotto la gengiva (denti inclusi), e il loro numero va da uno solo fino a — in casi rarissimi — diverse decine.

L’iperdonzia non è una malattia: nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di una semplice variante dello sviluppo, del tutto innocua. Può però causare affollamento, disallineamento o ritardo nell’eruzione dei denti vicini, ed è proprio per questo che i dentisti consigliano di tenerla sotto controllo, soprattutto nei bambini. Riguarda sia i denti da latte sia quelli permanenti, anche se nella dentizione definitiva è circa il doppio più frequente.

Quali sono le cause dell’iperdonzia?

Medical illustration of how hyperdontia looks like, using 4 mandibles in different angles

In poche parole: l’iperdonzia è soprattutto genetica. Si manifesta quando la lamina dentale — la fascia di tessuto che dà origine ai germi dentari — resta attiva più a lungo del previsto e produce uno o più germi in eccesso. Non è stata individuata una causa unica: entrano in gioco la genetica, alcune sindromi ereditarie e, forse, qualche residuo della nostra storia evolutiva.

La maggior parte dei casi segue una trasmissione autosomica dominante: basta ereditare il carattere da un solo genitore per sviluppare denti in più. Ecco perché l’iperdonzia è spesso una questione di famiglia, anche in assenza di qualsiasi altra patologia.

Quali geni sono collegati all’iperdonzia?

Gli scienziati hanno individuato diversi geni dello sviluppo dentale che, se mutati, possono innescare la comparsa di denti soprannumerari. I due più studiati sono:

  • RUNX2: il gene regista della formazione di ossa e denti. Le sue mutazioni causano la displasia cleidocranica, una rara malattia scheletrica in cui i denti soprannumerari multipli sono un segno distintivo.
  • APC: associato alla sindrome di Gardner, una condizione ereditaria che aumenta anche il rischio di tumori del colon-retto.

Altri geni regolatori come MSX1, MSX2, PAX9 e DLX5 determinano numero e posizione normale dei denti: le alterazioni di questa rete di segnali genetici sono considerate un fattore chiave dell’iperdonzia.

Quando si manifesta l’iperdonzia?

La maggior parte dei casi viene diagnosticata durante l’infanzia, di solito tra i 7 e i 10 anni, quando i denti permanenti iniziano a sostituire quelli da latte. I denti in più compaiono molto più spesso nella dentizione permanente, perché in quella fase la formazione dei germi dentari è più attiva e si protrae più a lungo. Detto questo, ogni bocca ha i suoi tempi: alcuni denti soprannumerari aspettano anni prima di farsi notare.

Nei denti da latte l’iperdonzia passa spesso inosservata, perché i denti interessati hanno di norma forma regolare e buon allineamento. È di solito quando i denti permanenti si affollano, tardano a spuntare o crescono storti che genitori e dentista sospettano la presenza di un dente nascosto sotto la gengiva.

Perché la diagnosi precoce con la radiografia fa la differenza

Poiché un dente soprannumerario incluso può restare del tutto invisibile a occhio nudo, la radiografia odontoiatrica — in particolare l’ortopantomografia (panoramica) — resta il modo più affidabile per individuare precocemente l’iperdonzia, spesso prima che danneggi i denti vicini. Una diagnosi tempestiva permette di:

  • monitorare la posizione del dente senza interventi inutili
  • pianificare l’estrazione prima che ostacoli l’eruzione dei denti permanenti
  • prevenire complicanze come cisti, riassorbimento radicolare o affollamento

L’iperdonzia può comparire negli adulti?

Sì. Anche se di solito viene scoperta nell’infanzia, l’iperdonzia si riscontra pure in età adulta, a volte per la prima volta, quando una radiografia di routine rivela un dente completamente formato che non è mai spuntato. Più raramente, un dente soprannumerario resta sepolto e silenzioso per decenni, fino a provocare affollamento, dolore o una cisti che finalmente spinge il paziente dal dentista.

Come si presenta l’iperdonzia? Tipi e sintomi

Non tutti i denti soprannumerari sono uguali né si comportano allo stesso modo. I dentisti li classificano in base alla posizione in bocca e alla forma, due criteri che incidono direttamente sul trattamento.

I tipi di denti soprannumerari per posizione e forma

In base alla posizione si distinguono quattro grandi categorie:

  • Mesiodens: il tipo più comune, cresce tra i due incisivi centrali superiori
  • Paramolari: compaiono accanto ai molari, verso la guancia o verso la lingua
  • Distomolari: spuntano subito dietro l’ultimo molare, talvolta chiamati «quarto molare»
  • Parapremolari: si formano vicino ai premolari, più spesso nell’arcata inferiore

In base alla forma, i denti soprannumerari si classificano così:

  • Conico: piccolo e a forma di cono; la variante più frequente del mesiodens
  • Tubercolato: a botte, spesso in coppia, raramente erompe attraverso la gengiva
  • Supplementare: simile a un dente normale, di solito alla fine di un’arcata
  • Odontoma: non un vero dente, ma una massa disorganizzata di tessuto dentale

Circa l’85-90% dei casi di iperdonzia interessa l’arcata superiore (mascella). La grande maggioranza dei pazienti ha un solo dente in più, anche se la letteratura documenta rari casi con oltre 30 denti soprannumerari in una stessa persona.

Quali sono i trattamenti per l’iperdonzia?

Non tutti i denti in più vanno estratti. L’approccio corretto dipende dalla posizione del dente, dalla sua forma e dal fatto che stia creando — o rischi di creare — problemi concreti.

Quando basta il monitoraggio?

Se un dente soprannumerario è incluso, asintomatico e non disturba i denti vicini, il dentista sceglie spesso di tenerlo semplicemente sotto controllo con radiografie periodiche invece di intervenire. Vale ancora di più quando il dente in più è completamente erotto, ben allineato e partecipa normalmente alla masticazione: in questi casi si lascia dov’è e diventa parte dell’occlusione abituale.

Quando è necessaria l’estrazione?

L’estrazione diventa la strada consigliata quando il dente in più provoca, o rischia seriamente di provocare, una di queste situazioni:

  • affollamento o spostamento dei denti permanenti
  • eruzione ritardata o bloccata
  • una cisti o altre lesioni attorno a un dente incluso
  • un disagio estetico evidente che il paziente desidera correggere

L’estrazione precoce

Nel caso di un mesiodens visibile, l’estrazione precoce — spesso prima che gli altri denti permanenti siano completamente erotti — aiuta i denti restanti ad allinearsi in modo naturale, evitando talvolta del tutto l’ortodonzia. Nei casi più complessi, all’estrazione seguono apparecchio fisso, allineatori trasparenti o interventi conservativi ed estetici (corone, faccette) per ristabilire pienamente il sorriso.

I costi variano in base allo studio e alla complessità del caso. A titolo indicativo:

Trattamento

Italia (fascia di prezzo)

Media indicativa

Estrazione semplice di un dente

80 – 200 €

circa 130 €

Estrazione chirurgica (dente incluso o soprannumerario)

200 – 400 €

circa 300 €

Ortodonzia successiva (se necessaria)

2.000 – 6.000 €

circa 3.500 €

Da sapere: in Italia l’odontoiatria è quasi interamente a carico del paziente. Il Servizio Sanitario Nazionale copre l’estrazione dentale — con una tariffa di riferimento di poco meno di 20 euro — solo per le categorie protette previste dai LEA, come i minori di 14 anni, le persone in condizioni di vulnerabilità sanitaria o economica e alcune situazioni cliniche specifiche. Le cifre indicate restano stime generali: solo il preventivo rilasciato dopo la visita ha valore effettivo.

L’impatto emotivo e sociale dei denti in più

Al di là del quadro clinico, l’iperdonzia può pesare sul piano psicologico e sociale, soprattutto per bambini e adolescenti. Denti in più ben visibili, affollamento o un sorriso alterato intaccano la fiducia in sé, attirano commenti sgradevoli a scuola e spingono a tenere la bocca chiusa nelle foto.

Per capire quanto sia ampia la casistica: se la maggior parte delle persone ha un solo dente in più, la letteratura medica ha documentato casi davvero estremi, tra cui quello di una bambina di 11 anni con 81 denti in una sola bocca, tra denti da latte, denti permanenti e 31 denti soprannumerari. Situazioni eccezionali, certo, ma che mostrano quanto questa condizione possa essere imprevedibile.

Negli adulti le conseguenze si manifestano diversamente: al lavoro, negli appuntamenti romantici o semplicemente nel rapporto quotidiano con il proprio sorriso. È anzi uno dei motivi più frequenti per cui i pazienti decidono di curarsi: non la necessità medica, ma la qualità della vita.

Quanto è diffusa l’iperdonzia nel mondo?

Secondo un’ampia revisione della letteratura firmata dal ricercatore Anthonappa e colleghi, la maggior parte degli studi pubblicati converge su una prevalenza compresa tra l’1,2% e il 3% a livello mondiale, con variazioni legate alla popolazione esaminata e al metodo diagnostico. Più in generale l’iperdonzia è considerata relativamente rara: interesserebbe l’1-4% della popolazione mondiale, con un rapporto tra maschi e femmine di circa 2 a 1, e nella maggior parte dei casi si limita a un solo dente. Nei denti permanenti le stime vanno dallo 0,1% al 3,8%, contro appena lo 0,3-0,6% nei denti da latte.

Popolazione studiata

Prevalenza dell’iperdonzia

Media mondiale

1% – 4%

Denti permanenti (adulti)

0,1% – 3,8%

Denti da latte (bambini)

0,3% – 0,6%

Campione qatariota (studio radiografico)

1,6%

Pazienti di cliniche odontoiatriche

L’iperdonzia rappresentava l’87,7% di tutte le anomalie di numero dei denti osservate

Anche l’origine geografica sembra incidere sulla frequenza: le ricerche condotte in aree diverse mostrano scarti netti. Per l’Europa meridionale — Italia compresa — i valori si collocano piuttosto nella parte bassa della forbice, attorno all’1-2%.

L’iperdonzia è più comune nei maschi o nelle femmine?

L’iperdonzia è circa due volte più frequente nei maschi che nelle femmine. La maggior parte degli studi riporta un rapporto di circa 2 a 1. La ragione biologica di questo divario non è del tutto chiarita, ma si ritrova in quasi tutte le popolazioni analizzate nel mondo.

Personaggi famosi con iperdonzia

L’iperdonzia non è solo una nota clinica a piè di pagina: ha plasmato in silenzio qualche sorriso celebre.

Il caso più noto è quello di Freddie Mercury, il leggendario frontman dei Queen, nato con quattro incisivi superiori in più. Rifiutò qualsiasi trattamento per tutta la vita, convinto che proprio quei denti extra dessero alla sua voce potenza ed estensione così particolari. La sua iperdonzia è diventata parte inseparabile del suo look iconico.

La condizione ha persino un posto nel folklore: denti in più o disposti in modo insolito venivano letti in alcune culture come un segno infausto o soprannaturale, una superstizione talvolta collegata alle antiche leggende sui vampiri dell’Europa orientale, molto prima che l’odontoiatria potesse spiegarne la scienza.

Più di recente Kalpana Balan, una donna indiana, è entrata nel Guinness dei primati per il maggior numero di denti in una bocca umana: la sua iperdonzia le ha regalato 38 denti in tutto, due in più nell’arcata superiore e quattro in quella inferiore. Alla fine ha scelto di tenerli anziché sottoporsi all’estrazione.

Queste storie ricordano che l’iperdonzia si muove lungo uno spettro molto ampio: per alcuni è un dettaglio odontoiatrico, per altri parte della propria identità. La decisione giusta è sempre personale — e si prende dopo una diagnosi seria.

L’iperdonzia è un residuo dell’evoluzione?

Una teoria diffusa definisce l’iperdonzia un «atavismo», cioè la ricomparsa di un carattere ancestrale che l’evoluzione aveva ormai messo da parte. L’idea è che i nostri antenati avessero bisogno di più denti per triturare vegetali crudi e coriacei, prima dell’arrivo del fuoco e degli utensili.

La maggior parte dei ricercatori contesta però questa etichetta. I biologi evoluzionisti fanno notare che i primi antenati dell’uomo non hanno mai avuto denti aggiuntivi e non appaiati: l’iperdonzia non può quindi essere, tecnicamente, il «ritorno» di una struttura perduta, e per questo non viene considerata un vero atavismo in senso biologico stretto.

Ben documentata è invece la tendenza opposta: negli ultimi 2,5-5 milioni di anni mascelle e denti umani si sono progressivamente ridotti, soprattutto perché cottura, utensili e un’alimentazione più morbida hanno ridotto la necessità di masticare a lungo. L’assenza di denti (agenesia dentale) è oggi molto più comune dei denti in più, e alcuni scienziati vi leggono il segno di una riduzione ancora in corso della dentatura umana.

In altre parole, oggi l’iperdonzia si spiega molto meglio come un «inceppamento» genetico e dello sviluppo — la lamina dentale che resta accesa un po’ troppo a lungo — che non come un ritorno letterale alla bocca dei nostri antenati.

Quali condizioni sono associate all’iperdonzia?

L’iperdonzia può presentarsi da sola (forma non sindromica) o inserirsi in una condizione genetica più ampia (forma sindromica). Le associazioni più frequenti sono:

Condizione

Segno caratteristico

Gene coinvolto

Displasia cleidocranica

clavicole poco sviluppate, eruzione dentale ritardata

RUNX2

Sindrome di Gardner

rischio aumentato di polipi e tumori del colon-retto

APC

Labiopalatoschisi

anomalie strutturali della mascella che alterano la formazione dei germi

vari

Sindrome di Down

sviluppo dentale ritardato, denti in più o mancanti

cromosomica

Va sottolineato che la maggior parte delle persone con iperdonzia non ha alcuna sindrome di base. Nella maggioranza dei casi si tratta di un tratto isolato e innocuo.

Anche gli animali soffrono di iperdonzia?

Non nel modo in cui accade a noi. Molti animali — squali, coccodrilli, gechi e persino gli elefanti — sono polifiodonti: rigenerano di continuo intere dentature nell’arco della vita, a differenza dei difiodonti come l’uomo, che ne sviluppano solo due successive. Non è iperdonzia, ma un processo rigenerativo permanente e completamente diverso, che noi non condividiamo.

Vere anomalie simili all’iperdonzia — un singolo dente in più, non un’intera dentatura rigenerata — sono però state documentate in altri mammiferi difiodonti come cani e gatti, e perfino nei reperti fossili di squali estinti, dove i ricercatori hanno individuato denti doppi verosimilmente dovuti a disturbi nella formazione dei germi dentari, un fenomeno comune a molte specie di vertebrati.

Quali sono i sintomi dell’iperdonzia?

Molti casi sono completamente asintomatici e vengono scoperti solo durante una radiografia di routine. Quando i sintomi ci sono, i più comuni sono:

  • affollamento o sovrapposizione dei denti vicini
  • eruzione ritardata o bloccata dei denti permanenti
  • disallineamento o spazi visibili tra i denti
  • formazione di una cisti attorno a un dente incluso
  • lieve fastidio o dolore, soprattutto quando la mancanza di spazio preme sull’osso

Nella maggior parte dei casi documentati l’iperdonzia non causa né dolore né problemi funzionali e viene individuata per caso: nella maggioranza delle situazioni non serve altro che un controllo periodico.

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Domande frequenti

L'iperdonzia è pericolosa?

No, di per sé l’iperdonzia non è pericolosa. La maggior parte dei denti in più non causa alcun danno e viene scoperta per caso. I rischi principali — affollamento, eruzione ritardata o formazione di cisti — si gestiscono bene se individuati per tempo con le radiografie di controllo.

No. Una volta formato, un dente soprannumerario non si riassorbe spontaneamente. Se però non crea alcun problema, il dentista può decidere di limitarsi a monitorarlo a tempo indeterminato anziché rimuoverlo.

Sì, l’iperdonzia ha spesso una componente genetica e può seguire una trasmissione autosomica dominante: se porti il carattere, la possibilità di trasmetterlo ai tuoi figli è concreta. Molti casi, però, si presentano senza alcuna familiarità.

L’estrazione di un dente soprannumerario è un intervento di routine e ben tollerato, eseguito di norma in anestesia locale. La maggior parte dei pazienti riferisce solo un lieve fastidio per qualche giorno, paragonabile a una normale estrazione dentale.

Il metodo più affidabile è la radiografia odontoiatrica o la panoramica, che rivela i denti inclusi o nascosti, invisibili durante un semplice esame visivo alla poltrona.

Non proprio. Il paragone è solo visivo: gli squali rigenerano di continuo intere dentature (polifiodontia), mentre nell’uomo l’iperdonzia è un’anomalia dello sviluppo che si verifica una volta sola, senza alcun processo rigenerativo continuo.

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